logo


Il corteo con le autorità cittadine è cominciato, come abitudine, alle 9, mentre in chiesa erano già esauriti tutti i posti a sedere. A chiudere la processione dei vescovi è stato l’ospite d’onore, il cardinale napoletano Crescenzio Sepe

Entrano nel vivo i festeggiamenti in onore di Sant’Agata nel giorno dedicato alla patrona di Catania: dalle 9 la messa officiata dal cardinale Sepe, nel pomeriggio il giro interno attraverso via Etnea, via Caronda, piazza Cavour, via di Sangiuliano, via Crociferi e via Garibaldi fino al rientro in Cattedrale.

Il fercolo è rientrato in cattedrale dal giro esterno alle 5, intorno all’una e trenta i tradizionali fuochi del Fortino, un altro dei momenti più sentiti della festa. Le reliquie rimarranno esposte in cattedrale fino alle 17.30, ora in cui il busto reliquiario lascerà ancora una volta l’altare per affrontare il giro interno della città.

Il corteo con le autorità cittadine è cominciato, come abitudine, alle 9, mentre in chiesa erano già esauriti tutti i posti a sedere. A chiudere la processione dei vescovi è stato l’ospite d’onore, il cardinale napoletano Crescenzio Sepe.

Prima di cominciare la celebrazione religiosa, l’arcivescovo metropolita monsignor Salvatore Gristina ha rivolto un saluto a tutte le autorità ecclesiali e civili presenti in Cattedrale, tra le quali il presidente della Regione, Rosario Crocetta, il sindaco di Catania, Raffaele Stancanelli, e il commissario straordinario della provincia regionale di Catania, Antonina Liotta.

Poi “un caro saluto all’ingegnere Mario Belluomo”, l’ingegnere italiano rapito il 12 dicembre in Siria e rilasciato ieri. “L’ho sentito telefonicamente questa mattina – ha detto Gristina – e ha rivolto un saluto a tutti noi, ringraziando per la vicinanza e per la preghiera con cui abbiamo seguito la sua vicenda. Voglia il Signore convertire il cuore di quanti si dedicano a queste delittuose attività affinchè tutti possano tornare liberi ed essere restituiti all’affetto della famiglia”.

Intensa e con ricorrenti riferimenti all’attualità l’omelia del cardinale napoletano Crescenzio Sepe: “Niente è più straziante di un popolo che perde il gusto della vita e sul quale rischia di abbattersi la carestia dalla speranza”. Poi il parallelismo tra mafia e camorra, “che non fanno altro che rubare il futuro alle nuove generazioni”. “I giovani sentono precluso l’avvenire e corrono il rischio di essere catturati dai contrabbandieri della morte, consorterie del crimine”.

E ancora la mancanza di lavoro e di speranza dei giovani, che aspettano risposte concrete dalla società e che trovano nella fede e nell’insegnamento dei martiri una via “per uscire dalle sabbie mobili del pessimismo attraverso il coraggio della fede, che attraverso Agata, esempio da imitare e da seguire”. Il cardinale invita a “lottare contro le leggi blasfeme e vergognose, della prepotenza, del malaffare e della violenza per difenderci dalle strutture malefiche e arroganti, come la mafia, la camorra l’illegalità e l’ingiustizie che sembrano dilagare”.

“Di fronte alla vastità del lavoro che manca o si perde – afferma il cardinale Pepe – non possiamo non guardare ai nostri giovani che non soltanto sentono precluso l’avvenire, ma corrono il rischio reale di essere catturati da chi contrabbanda le proprie trame di morte con forme di protezione, espresse con lusinghe, danaro e incarichi di lavoro, ma che è un lavoro che puzza di carcere, se non di sangue e di morte. In realtà queste consorterie del crimine non fanno altro che rubare il futuro ai nostri giovani e alla nostra gente. Ma noi non ci arrendiamo, non ci lasceremo raggiungere dal pessimismo. È come se accettassimo passivamente il foglio di sfratto che viene da questi sistemi del male, che non attendono altro che il male dilaghi”.

Poi l’invito alla presa di coscienza collettiva: “Riprendiamoci la nostra libertà, dignità e speranza attraverso l’esempio di Agata, è un cammino impegnativo ma non impossibile”.

Lascia un Commento

*

captcha *