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La Procura aveva chiesto la condanna a due anni di reclusione per concorso esterno all’associazione mafiosa dell’ex presidente del Circolo S. Agata alla Collegiata, Pietro Diolosà e l’assoluzione per sette presunti appartenenti al clan Santapaola perchè già condannati per lo stesso reato in altri processi

Le mani di Cosa nostra non arrivano sulla festa di Sant’Agata, patrona di Catania. E’ la sintesi della sentenza emessa dalla 4/a sezione del Tribunale del capoluogo etneo che ha assolto, per non avere commesso il fatto, tutti gli otto imputati.

La Procura aveva chiesto la condanna a due anni di reclusione per concorso esterno all’associazione mafiosa dell’ex presidente del Circolo S. Agata alla Collegiata, Pietro Diolosà e l’assoluzione per sette presunti appartenenti al clan Santapaola perchè già condannati per lo stesso reato in altri processi.

Quest’ultimi sono Nino Santapaola, 52 anni, nipote del boss Benedetto; il figlio minore di quest’ultimo, Francesco, 41 anni; Salvatore Copia, 43; quattro esponenti della famiglia Mangion, Enzo, 54 anni, Alfio, 41, Vincenzo, 37, e Agatino, 41.

Secondo la tesi della Procura di Catania, il ‘controllo’ della festa, avveniva proprio attraverso il Circolo S.Agata, che gestisce le uscite e le fermate del fercolo con il busto reliquiario della Santa Patrona e delle Candelore, ceri di legno portati a spalla che vengono fatti ‘annacare’ (ballare) durante la processione. L’accusa si basava anche sulla tesi che la gestione della festa per la ‘famiglia’ fosse piu’ importante sul fronte dell’affermazione del potere che per il profitto generato dalle ‘fermate’ davanti a certe bancarelle piuttosto che altre.

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