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Ma Punta Raisi di Palermo è nella Top Ten

Fonte: lasiciliaweb.it

Fontanarossa retrocesso nella “serie B” dei cieli, Comiso nel limbo degli scali regionali. Questi, sulla bilancia della Sicilia, gli effetti immediati della cura dimagrante imposta dal ministro Corrado Passera al sistema degli aeroporti italiani; al netto dell’inserimento di Palermo nella top ten italiana, e del salvataggio di Lampedusa e Pantelleria «per garantire la continuità territoriale». Al fotofinish della legislatura il governo mette nero su bianco un documento – l’“Atto di indirizzo per la definizione del Piano nazionale per lo sviluppo aeroportuale” – più volte anticipato, riveduto, limato. E ieri finalmente ufficializzato, colmando quella che il ministro dei Trasporti ha definito «una grave lacuna del nostro Paese che durava da 26 anni».

LA NUOVA MAPPA. Vengono individuati 31 scali di interesse nazionale, che costituiranno «l’ossatura strategica su cui fondare lo sviluppo del settore nei prossimi anni». Quest’ultimi si dividono in tre gruppi: 10 nel “Core network Tent” (fra cui Punta Raisi), cioè «considerati di rilevanza strategica a livello Ue in quanto pertinenti a città o nodi primari»; 19 nel “Comprehensive nework”, che, vede, a sua volta, al suo interno, tre ulteriori sottogruppi con i 13 scali con traffico superiore a un milione di passeggeri annui (tra Fontanarossa) e i 6 con traffico superiore a 500mila passeggeri annui e con specifiche caratteristiche territoriali, compresa la continuità territoriale (Lampedusa e Pantelleria). “Fuori sacco” altri due aeroporti non facenti parte delle reti europee: Rimini e Salerno. Gli scali “non di interesse nazionale” – è il caso di Comiso – invece «dovranno essere trasferiti alle Regioni competenti», che avranno tre strade: la concessione regionale, la scelta di altra destinazione o la chiusura. Non è invece prevista la realizzazione di nuovi scali: stop a Grazzanise e Viterbo.

GLI OBIETTIVI. In un Paese in cui ci sono «troppi aeroporti» (112 scali funzionanti, di cui 90 aperti al solo traffico civile, 11 militari aperti al traffico civile e 11 solo a uso militare), il Piano mira prima di tutto a «ridurre la frammentazione » e «favorire un processo di riorganizzazione ed efficientamento». Ma in molti scali italiani, infatti sarà opportuno procedere alla «progressiva dismissione di quote societarie da parte degli enti pubblici e favorire l’ingresso di capitali privati», ha ribadito Passera. Il Piano, a cui ha lavorato in prima linea il viceministro Mario Ciaccia, ricorda come molti scali abbiano una «forte rappresentanza pubblica nella compagine societaria » e prevede inoltre che «dovranno essere messi a punto piani di riequilibrio per raggiungere entro breve termine adeguati livelli di patrimonializzazione, condizione necessaria per il rilascio della concessione totale».

LO SCENARIO
. Punto primo: perché Palermo in “prima classe” e Catania no? La scelta – confermano dal ministero – non è dovuta a criteri di traffico (lo scalo etneo è il primo al Sud con quasi 7 milioni di passeggeri, e un trend in crescita; quello palermitano “soltanto” 4,2 milioni con presenze in calo), ma alla «concentrazione degli investimenti pubblici e privati finalizzati alla realizzazione delle reti transeuropee di trasporto (Ten-t) », dove «gli interventi più significativi» riguarderanno Fiumicino e Malpensa. Ma è una sorta di “copia&incolla” sull’asse Bruxelles-Roma, che fa indignare Sac, società di gestione di Fontanarossa: «Paradossale che il governo italiano accetti senza contraddittorio una proposta dell’Ue, evidentemente costruita sulla base di riferimenti burocratici e amministrativi (tra cui aree metropolitane con oltre un milione di abitanti, ndr), senza tenere conto della realtà dei fatti, che vede invece lo scalo di Catania servire il 70% della popolazione siciliana, circa 3 milioni di persone».

L’altra «netta contraddizione » sollevata dal presidente Enzo Taverniti è «il fatto che la stessa agenzia Ten-t abbia finanziato il progetto di fattibilità della connessione intermodale tra l’aeroporto di Catania e la ferrovia». Altro punto-chiave: cosa comporterà la diversa classificazione di Punta Raisi e Fontanarossa? Entrambi «mantengono la concessione nazionale» e «dovranno essere interessati da un programma di infrastrutturazione che ne potenzi la capacità, l’accessibilità e l’intemodalità».

Ma, mentre il Piano Passera prevede per “Core netwok” (dove c’è Palermo) «interventi da considerare prioritari su cui concentrare gli investimenti in conformità con le politiche europee e con il Programma delle Infrastrutture Strategiche allegato al Def», per il “Comprehensive network” (il gruppo a cui appartiene Catania) si delinea soltanto un «potenziamento degli scali previsto nel medio- lungo periodo». Ultima questione: ci sono margini per modificare questa impostazione?

Quello presentato ieri è un “atto di indirizzo”. Un primo documento, su cui parte ora il confronto in Conferenza Stato-Regioni (la prima riunione in programma è il 7 febbraio), passaggio necessario prima di tornare in Consiglio dei ministri, per poi essere adottato con apposito decreto dal Presidente della Repubblica. Ed è proprio nella “finestra” lasciata aperta da questo iter che le legittime ragioni della Sicilia potranno essere sostenute dal governo regionale di Rosario Crocetta.

Giornalista da vecchia data, dirige diverse testate. A TV Acicastello, per amore e passione per tutto ciò che è informazione e comunicazione, è redattore e conduttore. Contatto: salvatoreangemi@gmail.com

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